Ogni anno, le centrali di telesorveglianza gestiscono milioni di segnalazioni che non avrebbero mai dovuto essere generate. Ecco quali sono le cause e cosa permette davvero di ridurle.
Una sirena che si attiva senza alcun motivo. Un operatore della centrale di telesorveglianza che invia una pattuglia per verificare un evento che si rivela essere semplicemente un gatto che attraversa il cortile. Una guardia giurata che percorre diversi chilometri per scoprire che l’allarme è stato provocato da un ramo mosso dal vento.
Se lavori nel settore della sicurezza, questa scena ti sarà certamente familiare. È la realtà quotidiana di qualsiasi sistema di videosorveglianza che si basi esclusivamente sul rilevamento tradizionale del movimento.
I falsi allarmi non rappresentano un guasto occasionale del sistema. Nella maggior parte delle installazioni sono la normalità. Comprendere perché si verificano, prima ancora di cercare di eliminarli, è il primo passo per ridurre i costi nascosti che comportano.
Il 76% delle segnalazioni ricevute da una centrale di telesorveglianza non corrisponde ad alcuna minaccia reale. Solo un allarme su quattro richiede un intervento effettivo.
Che cos’è esattamente un falso allarme?
Un falso allarme, o falso positivo, si verifica quando un sistema di sicurezza rileva un movimento o un’attività e genera una segnalazione di allarme, ma, una volta verificato l’evento, non emerge alcuna minaccia reale. Il sistema “vede” qualcosa, lo interpreta come sospetto e invia un allarme. Il problema è che, negli ambienti esterni, praticamente tutto è in movimento.
Questo è diverso da un falso negativo, che si verifica nella situazione opposta: un’intrusione reale avviene, ma il sistema non la rileva. Entrambi sono errori del sistema, ma con conseguenze molto diverse. Un falso allarme comporta una perdita di tempo e denaro. Un falso negativo può avere conseguenze ben più gravi.
Falsi allarmi: le cause più comuni
La maggior parte dei falsi allarmi nella protezione perimetrale esterna è riconducibile a un numero limitato di cause ricorrenti. Conoscerle permette di capire perché un determinato sistema genera segnalazioni indesiderate.
- Pioggia, nebbia e neve
- Vento che muove la vegetazione
- Improvvisi cambiamenti di luce
- Riflessi e ombre in movimento
- Insetti vicino all’obiettivo della telecamera
- Uccelli che attraversano l’inquadratura
- Gatti, cani e roditori
- Fauna selvatica nelle aree rurali
- Telecamere orientate verso aree di passaggio
- Supporti soggetti a vibrazioni
- Zone di esclusione non correttamente configurate
- Vegetazione che cresce nel tempo all’interno dell’inquadratura
- Rilevamento del movimento tradizionale
- Assenza di classificazione degli oggetti
- Soglie di sensibilità non correttamente calibrate
- Analisi limitata delle informazioni disponibili per ciascun evento

Il costo che quasi nessuno calcola
Ogni falso allarme attiva una procedura: un operatore verifica la segnalazione, decide se sia necessario un ulteriore intervento e, in molti casi, viene inviata una pattuglia o una guardia giurata per effettuare un controllo sul posto. Moltiplicato per centinaia o migliaia di impianti, questo processo richiede una quantità enorme di tempo e risorse che poche organizzazioni riescono realmente a quantificare.
Ma il costo economico è solo una parte del problema. Esiste un effetto più subdolo e più pericoloso: la fatica da allarme.
Un operatore che durante il proprio turno ha gestito centinaia di falsi allarmi perde inevitabilmente parte della propria capacità di reagire al successivo evento. E proprio quel successivo evento potrebbe essere quello reale.
Il problema non è soltanto il rumore di fondo. È ciò che quel rumore finisce per nascondere. Un sistema caratterizzato da un’elevata percentuale di falsi allarmi non solo aumenta i costi operativi, ma incrementa anche il rischio che una vera intrusione passi inosservata in mezzo a un flusso continuo di segnalazioni prive di rilevanza.
Come si riducono i falsi allarmi?
Non esiste una soluzione unica, ma esiste un percorso logico da seguire.
- Verificare l’installazione. Molti falsi allarmi possono essere eliminati semplicemente riposizionando una telecamera, rimuovendo la vegetazione dall’inquadratura o correggendo l’altezza di installazione. È l’intervento meno costoso e rappresenta sempre il primo passo.
- Ottimizzare la configurazione. Definire zone di esclusione nelle aree di passaggio autorizzate, regolare la sensibilità in funzione degli orari e adattare le regole di rilevamento all’utilizzo reale dell’impianto.
- Integrare l’intelligenza artificiale nel processo di rilevamento. È questo il vero salto di qualità. Un sistema che rileva esclusivamente il movimento non è in grado di distinguere una persona da una foglia trasportata dal vento. Un sistema che analizza anche cosa si sta muovendo — forma, dimensioni e comportamento — invece sì.
È proprio qui che la tecnologia più avanzata ha cambiato le regole del gioco. La differenza tra un tradizionale sistema CCTV e una soluzione di videoanalisi avanzata basata sull’intelligenza artificiale non rappresenta un semplice miglioramento incrementale: è un cambio di paradigma nel modo in cui vengono distinti gli eventi realmente rilevanti da quelli irrilevanti.
CCTV tradizionale vs DFUSION /3: come cambia il rilevamento
Questa è la differenza sostanziale tra un sistema di videosorveglianza convenzionale e una soluzione di videoanalisi con IA a doppio motore come DFUSION /3, nei punti in cui si decide realmente la riduzione dei falsi allarmi.
| CCTV TRADIZIONALE | DFUSION /3 | |
|---|---|---|
| Cosa rileva | ✕ Variazioni dei pixel nell’immagine (movimento generico) | ✓ Persone e veicoli, classificati in base all’aspetto e al comportamento |
| Come identifica una minaccia | ✕ Non distingue: qualsiasi movimento genera un allarme | ✓ Doppio motore: combina l’analisi dell’aspetto dell’oggetto con il suo comportamento dinamico |
| Sensibilità a fauna e insetti | ✕ Elevata: un gatto, un uccello o un ragno sull’obiettivo possono attivare un allarme | ✓ Filtra automaticamente la fauna, non classificandola come persona o veicolo |
| Pioggia, vento e variazioni di luce | ✕ Elevata sensibilità: le condizioni atmosferiche provocano frequenti attivazioni | ✓ Addestrato per operare in reali condizioni climatiche esterne |
| Dove avviene l’elaborazione delle immagini | Dipende dal sistema: spesso registra soltanto, senza effettuare analisi | ✓ Elaborazione locale (edge) tramite hardware dedicato installato sul sito |
| Funzionamento senza connessione Internet | ✓ Sì, nella maggior parte dei casi registra localmente | ✓ Sì: l’analisi viene eseguita direttamente sul dispositivo |
| Tasso di falsi allarmi | ✕ Fino al 76% delle segnalazioni non corrisponde a minacce reali | ✓ Riduzione fino al 99% rispetto ai sistemi convenzionali* |
| Rischio di mancato rilevamento (falsi negativi) | ✕ Maggiore: la fatica da allarme riduce l’attenzione degli operatori | ✓ Minore: il sistema inoltra solo eventi già verificati |
| Carico di lavoro della centrale di telesorveglianza | ✕ Elevato: gli operatori devono filtrare manualmente ogni segnalazione | ✓ Ridotto: la centrale riceve solo eventi già qualificati |
| Scalabilità della centrale | ✕ Limitata: più impianti richiedono più operatori | ✓ Elevata: lo stesso team può gestire un numero maggiore di impianti con molto meno rumore operativo |
| Rilevamento del comportamento sospetto prima dell’intrusione | ✕ No: registra solo movimenti isolati, senza contesto | ✓ Sì: identifica schemi di presenza prolungata o ripetuta |
*Riduzione dei falsi allarmi verificata in installazioni reali con tecnologia DFUSION. La percentuale può variare in funzione delle specifiche condizioni di ciascun impianto.




